Solvay e il Sustainable Portfolio Management

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Solvay e il Sustainable Portfolio Management

Segnaliamo e proponiamo la traduzione (libera) dell’articoloCHEZ SOLVAY, CHAQUE INNOVATION DOIT PROUVER SA DURABILITÉ FACE AUX ENJEUX SOCIAUX ET ENVIRONNEMENTAUX, letto su Novethic e relativo alle buone pratiche di CSR della Solvay.

L’aspetto che ci interessa sottolineare è la comprensione da parte dell’azienda belga della necessità e opportunità di integrare l’approccio RSI nella strategia aziendale di lungo termine, coinvolgendo l’intero organigramma aziendale, in primis board e management. Una scelta effettuata in una logica di mercato, che ha portato i suoi frutti a livello di crescita e di risultati.

Per approfondire invitiamo a consultare il Rapporto Integrato 2017 di Solvay.

@Solvay

In Solvay ogni innovazione deve dimostrare la propria sostenibilità rispetto a tematiche sociali ed ambientali

Come fare dei buoni investimenti? Come puntare su prodotti innovativi che sappiano venire incontro sia alle esigenze di uno sviluppo sostenibile sia alle aspettative dei clienti? Per rispondere a queste domande, Solvay ha un proprio strumento, il ‘Sustainable Portfolio Management’ (SPM). Istituito una dozzina d’anni fa, il gruppo chimico oggi ne coglie i frutti.

Concepito all’interno dell’azienda e perfezionato grazie ad organismi indipendenti, l’SPM consente di valutare la sostenibilità e la conformità al mercato del 90% delle 2.000 coppie prodotto/applicazione (“Couples produits/applications”) del gruppo, come per esempio l’uso di fibra di carbonio per l’automobile o l’aereo.

Puntare sul verde…

Prima tappa: misurare l’impronta ambientale del prodotto. Quest’ultima si basa su un’analisi del ciclo di vita, dall’estrazione delle materie prime al momento in cui il prodotto finito esce dalla fabbrica, analisi che comprende criteri climatici, energetici, di consumo d’acqua, di tossicità…

Seconda tappa: valutare il prodotto in termini di soluzione alle problematiche ambientali e sociali. Esso viene quindi classificato secondo una ‘scala di sostenibilità’, che va dal colore verde – che identifica il ‘più sostenibile’ – al rosso. Le soluzioni che rientrano in questa zona di colore, sono quelle rischiose, che contraddicono le aspettative dei clienti o non rispondono ai criteri di RSI, Responsabilità Sociale d’Impresa.

… è vantaggioso

“Chiaramente la nostra intenzione è far crescere la zona verde e ridurre al massimo la rossa”, sottolinea Pascal Chalvon, direttore RSI ed energia di Solvay. Ciascun responsabile di Business Unit deve presentare le sue idee e innovazioni al Comex tenendo presente la scala di sostenibilità SPM. “Se una di queste innovazioni si situa nella zona rossa, affinché abbia l’ok, si devono presentare determinate condizioni: che corrisponda ad una domanda molto forte, che non ci siano alternative, che si stia già sviluppando una proposta alternativa”.

“In tre anni siamo riusciti a dimezzare i prodotti della zona rossa (8% dell’offerta) e a raddoppiare quelli della zona verde. Questi ultimi rappresentano il 49% dell’offerta, e sappiamo che il nostro obiettivo è quello di raggiungere il 50% nel 2025!”, afferma soddisfatto. “Riuscire a mantenere questo risultato rappresenta già una sfida perché le linee di demarcazione tra le zone non sono affatto immutabili: i prodotti possono cambiare categoria in funzione della regolamentazione, delle pressioni, della domanda dei clienti” precisa Chalvon.

Ma il gioco vale la candela. “Lo sviluppo sostenibile consente di creare valore sul lungo termine per il pianeta, per gli uomini, ed ugualmente, da un punto di vista finanziario, per il business dell’azienda”, assicura Karim Hajjar, direttore finanziario del gruppo. Ad oggi, la crescita (il 10% per anno) delle soluzioni sostenibili è di molto superiore rispetto a quella dei ‘prodotti rossi’.

Una vetrina del ‘pensiero integrato’

Lo strumento SPM fa parte di una strategia di ‘integrated thinking’ o pensiero integrato. “Lo sviluppo sostenibile è al centro delle nostre decisioni strategiche. Guida quotidianamente il nostro modo di agire”, assicura Pascal Chalvon. Oltre all’SPM, ciò si concretizza anche nella Solvay Way (la strategia RSI), nel report integrato che unisce indicatori finanziari e non finanziari, nell’integrazione dei criteri RSI nelle retribuzioni.

“Oggigiorno non si può più sviluppare una strategia di sostenibilità senza integrarvi dei criteri non finanziari e senza porre l’azienda al centro del suo ecosistema, soprattutto nei settori a forte impatto”, afferma Anne-Marie Jourdan, membro della giuria degli Integrated Thinking Awards, uno dei quali quest’anno è stato assegnato a Solvay. “Quando abbiamo ascoltato il presidente Jean-Pierre Clamadieu, abbiamo subito apprezzato il suo coinvolgimento e il suo slancio. Molti rapporti integrati sono ben fatti, ma perché siano efficaci, la governance resta fondamentale sia a livello di board che di management”, sottolinea Anne-Marie Jourdan.

Tuttavia questo cambiamento strategico è avvenuto in seguito ad un evento ‘piuttosto negativo’: il passo indietro nelle valutazioni degli organismi tipo DJSI (Dow Jones Sustainability Index). “Ci siamo chiesti cosa ci mancasse. Era la capacità di integrare questo approccio nella nostra strategia e nel nostro management”, spiega Karim Hajjar. Grazie all’SPM e ad altri strumenti, “il clima, l’economia circolare o i diritti fondamentali hanno fatto il loro ingresso nel dialogo con i nostri clienti, con i nostri investitori e anche nella retribuzione di tutti gli impiegati”, ha spiegato.